In Veneto una nuova filiera trasforma superfici degradate in ecosistemi ricchi di biodiversità

Parte in Veneto IN.E.R.BIO, il progetto che recupera l’antica pratica degli inerbimenti con specie autoctone e crea una nuova opportunità economica per agricoltori e gestori di prati e pascoli.

Una nuova filiera per la biodiversità

In Veneto prende avvio IN.E.R.BIO – INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi, un progetto che punta a creare una nuova filiera basata sulle praterie naturali e seminaturali per la riqualificazione di aree degradate. La sperimentazione attiva una rete tra agricoltura, ricerca e settore pubblico per il recupero di un modello di inerbimento basato su biodiversità ed ecotipi locali.

L’obiettivo del progetto è valorizzare le praterie come fonte di specie autoctone, da utilizzare per realizzare inerbimenti ad alta biodiversità in contesti dove si manifesta la necessità di ripristino di superfici degradate, come scarpate stradali, aree industriali, cave, frane, nuove urbanizzazioni e piste da sci. Agricoltori e gestori di prati e pascoli avranno così un ruolo centrale all’interno della filiera, diventando siti donatori e beneficiando di nuove opportunità economiche e di diversificazione per il settore.

Catasto geolocalizzato dei siti donatori

Uno degli strumenti chiave del progetto è la creazione di un catasto geolocalizzato delle praterie potenzialmente utilizzabili come siti donatori di semi autoctoni. Le attività di censimento hanno già portato all’analisi di oltre 1.200 siti e all’individuazione di più di 600 ettari donatori per la futura filiera.

Il gruppo operativo per la sperimentazione

La sperimentazione si sviluppa nella provincia di Vicenza, coinvolgendo territori di pianura, collina e montagna. Il progetto, coordinato da Landes Srl, si fonda su un partenariato multidisciplinare che integra competenze scientifiche, agronomiche e operative. La guida scientifica è affidata al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, in collaborazione con Agridinamica Srl, centro specializzato in sperimentazione agronomica.

Sul fronte territoriale partecipano l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto, mentre la componente agricola è rappresentata dalle aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica (VI) e Loris Cortese di Schiavon (VI), che gestiscono rispettivamente Malga Valleranetta e Frolla Seconda sull’Altopiano di Asiago.

Oggispiega Marco Grendele di Landesil mercato degli inerbimenti si basa prevalentemente su sementi standardizzate, composte da poche specie geneticamente selezionate per attecchire e crescere rapidamente. Il risultato è la realizzazione di aree verdi uniformi ma povere dal punto di vista floristico e impattanti nei confronti della biodiversità. Il progetto IN.E.R.BIO introduce un cambio di paradigma: utilizzare miscugli naturali, ricchi di biodiversità e composti da specie autoctone, capaci di ricreare ecosistemi dall’alto valore ecologico e paesaggistico, grazie alle sfumature di diverso colore date dalle varie fioriture”. 

Un verde, quindi, non solo estetico ma realmente in grado di favorire la presenza di insetti impollinatori, migliorare la qualità del suolo e del foraggio e aumentare la capacità di adattamento dei territori. Dalla mappatura delle praterie, il progetto procederà con la sperimentazione delle tecniche di raccolta e inerbimento, fino alla definizione di un modello economico di domanda e offerta e di strategie di mercato replicabili anche in altri territori.

Il progettoaggiunge Michele Scotton, Professore del Dipartimento DAFNAE, Università di Padovadà vita a una filiera completamente nuova, quella delle praterie da seme ad alta biodiversità. Gli agricoltori diventano protagonisti producendo un materiale innovativo – fieno, erba verde e fiorume ricchi di semi – che può essere utilizzato anche come “pacciamatura attiva” per il rinverdimento. Un prodotto che unisce valore ambientale ed economico, creando un collegamento diretto tra chi produce e chi deve realizzare interventi di inerbimento”. 

La sperimentazioneaggiunge Davide Crestani di Agridinamicavuole coniugare biodiversità, innovazione e redditività, costruendo soluzioni che mettono al centro il territorio e chi lo vive ogni giorno. Attraverso questo progetto il lavoro agricolo viene riconosciuto anche per il suo valore ecosistemico, oltre che produttivo. Molte praterie, infatti, si trovano in aree marginali, con redditività limitata e forte rischio di abbandono. La possibilità di conferire semi destinati agli interventi di inerbimento rappresenta una nuova opportunità economica e uno strumento per la tutela attiva del territorio”.

Le prime sperimentazione nella provincia di Vicenza

Le prime sperimentazioni sono già partite nella provincia vicentina. A Recoaro Mille è in corso il ripristino di una frana in località Fantoni per la prevenzione di nuovi fenomeni di erosione. Da un prato dell’Azienda Agricola Dalla Riva Michela, situato a Staro, sono stati tagliati circa 30 quintali di erba verde che, trasportati nel sito ricevente, sono stati poi posizionati per il recupero del cotico stradale su circa 3.500 metri quadrati di superficie. Le specie selezionate per l’inerbimento appartengono alla tipologia dell’Arrenatereto tipico, un tipo di prato magro caratteristico della zona.

Le prossime prove sperimentali si svolgeranno a Valbrenta, per il ripristino di un’ex cava di marmo rosso di Asiago e la sua riconversione a pascolo, e infine nell’area sciistica di Melette 2000, sull’Altopiano di Asiago, per il recupero di una porzione di pascolo di Malga Longara Davanti.

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